Porto Rico: Desiderata, Usata, Deperita

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This article by Andrew Mercado-Vázquez was originally posted in English and Spanish. Questo articolo è stato originariamente pubblicato in inglese e spagnoloPer vedere più materiale in italiano, visita la nostra playlist di YouTube italiano.
 
Da quando il governatore del Porto Rico, Alejandro García Padilla, ha annunciato che i debiti dell'isola non sono esigibili, i media predominanti hanno dimostrato un grande interesse per l’arcipelago. Considerando l’insieme di un debito pubblico tra i 70 e 73 miliardi di dollari, una popolazione in calo di circa 3.5 milioni di cittadini americani e una condizione politica di subordine, questo territorio statunitense si trova in un momento senza precedenti nella sua storia. Con tutta l’attenzione che riceve Porto Rico, molte persone sono lasciate a grattarsi il capo mentre cercano di capire come sia iniziata questa crisi economica. Questo stupore è comprensibile quando si considera che Porto Rico è misconosciuto al di là della sua reputazione da gettonata destinazione turistica. Sebbene la sua storia con gli USA si estenda a ritroso fino al 1898, la maggior parte della popolazione americana è diventata consapevole solo di recente dell’esistenza del Porto Rico. Di conseguenza, l’esistenza di un’immagine incompleta del rapporto tra gli Stati Uniti e Porto Rico rende molto difficile capire perché si sia verificata l’attuale crisi economica e quale sia la sua importanza. È necessaria una conoscenza più approfondita della questione e l’unico modo per ottenerla è partire dall’inizio.
 
DESIDERATA
 
Verso la fine del diciannovesimo secolo, la mentalità del "destino manifesto" era predominante negli Stati Uniti e li spingeva a guardare oltre i propri confini per nuovi territori da rivendicare. Gli USA necessitavano di una forte presenza della marina militare per stabilire basi navali in certi punti strategici e del passaggio tra le più importanti rotte oceaniche. Due di quei canali erano il canale di Panama, completato di lì a poco, e il proposto canale di Nicaragua, le principali via di passaggio dall’oceano Pacifico all’Atlantico. Entrambi i canali avrebbero permesso agli Stati Uniti di non dover più dividere la marina tra le due coste (per non parlare delle enormi opportunità economiche che avrebbero portato). Ma il controllo dei canali non era di per sé sufficiente a garantire accesso illimitato a ogni momento: sarebbe stato inoltre necessario controllare le rotte che li collegavano e tutte le regioni limitrofe. Porto Rico era una tassello necessario per conseguire questo obiettivo. Il 25 luglio, 1898 (durante la guerra ispano-americana) gli Stati Uniti invasero il Porto Rico. Quello stesso anno, quando fu firmato il Trattato di Parigi, la Spagna (come padrone coloniale vigente di Porto Rico) fu costretta a cederla agli USA vittoriosi. La nuova superpotenza aveva ora il controllo di uno dei suoi territori più desiderati. Il Capitano Alfred Thayer Mahn rese nota l’importanza di Porto Rico in maniera chiarissima quando nel 1899 scrisse:
 
Porto Rico, in termini militari, sta a Cuba, al futuro canale istmico, e alla nostra costa sul Pacifico, come Malta sta, o forse sta, all’Egitto e oltre; ed esiste per noi la medesima necessità di tenere e fortificare la prima, sia in maniera a sé stante sia in relazione alle area limitrofe, che esiste per la Gran Bretagna di tenere la seconda per la sicurezza della sua posizione in Egitto, per il suo utilizzo del Canale di Suez e per il controllo della rotta per l’India.
 
Ovviamente, il popolo di Porto Rico non ebbe assolutamente voce in capitolo su nessuno di questi eventi storici qui brevemente riportati, in particolare l’intervento degli Usa. Il suo destino sarebbe stato determinato dalle mire economiche e militari della nazione più potente al mondo e dalle azioni unilaterali di quest’ultima. Fu come quando si coglie una mela dall’albero: vedi quella che vuoi e la prendi. La mela non ha voce in capitolo.
 
USATA
 
Poco dopo la felicemente riuscita invasione da parte degli Stati Uniti nel 1899, Porto Rico fu colpita dall’uragano San Ciriaco. Uno dei peggiori della sua storia, l’uragano distrusse circa il 90% delle piantagioni di caffè. Non molto tempo dopo, gli USA (il nuovo padrone coloniale di Porto Rico) bandirono la moneta portoricana e decisero che il peso sarebbe valso solo sessanta centesimi americani. Da un giorno all’altro, in pratica, la popolazione dell’arcipelago perse il 40% della propria ricchezza. Il 4 marzo dell’anno seguente, il congresso promulgò la Legge Hollander, la quale - nonostante permettesse a Porto Rico di avere un delegato residente senza voto a Washington - impose sui contadini locali tasse aggiuntive che peggiorarono una situazione finanziaria già difficoltosa. Le banche trassero immediatamente vantaggio dalla situazione e iniziarono a elargire prestiti con tassi di interesse astronomicamente alti. Per questa ragione, la maggior parte della popolazione agricola diventò inadempiente e di conseguenza in molti persero i propri terreni. In seguito al pignoramento, i terreni furono usati per produrre canna da zucchero, trasformando l’agricoltura portoricana, in precedenza diversificata, in un’economia basata su un’unica coltura. La canna da zucchero veniva lavorata per creare lo zucchero, un bene altamente redditizio:
 
Investitori statunitensi sostituirono molti dei già radicati investitori europei sull’isola. Enormi zuccherifici come Guánica Central e Fajardo Sugar furono fondati. L’alzamento del prezzo dello zucchero sui mercati mondiali e anche l’investimento di capitale fecero del Porto Rico uno dei principali produttori di zucchero a livello internazionale. Ciononostante, l’industria dello zucchero richiedeva un gran numero di operai sottomessi in condizioni simili a quelle della schiavitù.
 
Qui vediamo l’inizio di uno schema che si sarebbe poi ripetuto fino a oggi stesso: grossi interessi capitalisti arrivano da fuori l’arcipelago, stabiliscono aziende e raccolgono profitti straordinari, che non portano alcun beneficio ai cittadini di Porto Rico, i quali si trovano invece a fare il lavoro altrui. Un gran numero di padroni assenti godeva di questo modo di fare affari, mentre la classe operaia in Porto Rico viveva in miseria. Bailey Wallys Diffie descrisse perfettamente l’industria zuccheriera quando scrisse nel 1931:
 
Nulla è stato più deludente o ingannevole per Porto Rico dell’industria dello zucchero. Uno sguardo superficiale alla produzione rapidamente e progressivamente crescente di tonnellate e di dollari l’ha fatta sembrare un’autentica cascata di ricchezze. I milioni ricavati dallo zucchero hanno dato la falsa impressione di un Porto Rico avviato, mentre la verità è che la maggior parte delle persone dell’Isola [sic] sono invece forzate a indebitarsi ogni giorno sempre di più. Ora questo si sa. L’industria non appartiene ai nativi, ma agli stranieri. I profitti non sono goduti da coloro che li rendono possibili, ma da coloro che non vedono mai Porto Rico. Ora si sa che gli stipendi, nel complesso così alti, sono miserabilmente inadeguati per sostenere la vita. Lo zucchero ha soppiantato le colture alimentari usurpando i terreni fertili delle valli. Gli interessi zuccherieri hanno preso il controllo della legislatura e del Bureau of Insular Affairs, e hanno reso il popolo impotente ad aiutarsi da solo. Per quanto sfavillante possa apparire l’industria dello zucchero agli stranieri, i portoricani sanno che non il gioco non vale la candela. “L’Economia dello Zucchero” ha dimostrato di essere una “cattiva economia” per Porto Rico.
 
L’industria dello zucchero è solo uno dei molti esempi di come interessi capitalisti hanno oggettificato il Porto Rico, riducendolo a un’altra proprietà da essere sfruttata fino a che non fosse rimasto più nulla. La stessa popolazione è stata controllata negli interessi dei gruppi capitalisti americani. Un ottimo esempio è la sterilizzazione di circa 1/3 delle donne portoricane al fine di “...catalizzare la crescita economica e rispondere alla disoccupazione della Grande Depressione. Sia fondi governativi americani sia contributi di privati cittadini hanno reso possibile l’iniziativa.” Il Porto Rico divenne una “cosa” da usare per realizzare il più alto di tutti gli obiettivi capitalisti: il profitto. E ha funzionato alla meraviglia.
 
DEPERITA
 
L’attuale crisi economica del Porto Rico è il risultato di politiche fiscali che l’hanno reso molto appetibili per investitori stranieri, trascurando l’economia locale. La legge finanziaria più importante nel Porto Rico è la Jones-Stafroth Act del 1917. Questa legge è la chiave per comprendere l’attuale crisi del Porto Rico. Perché? Oltre a costringere il Porto Rico a usare la Marina Mercantile USA per trasportare beni agli Stati Uniti, la Sezione 3 della legge stabilì che il Porto Rico poteva emettere titoli di stato con tripla esenzione. Proprio così: il Congresso - non il Porto Rico - decise quasi cento anni fa che non era una buona idea lasciare che il Porto Rico emettesse obbligazioni su cui non poteva riscuotere tasse. Abbastanza stranamente, questo fatto è spesso tralasciato nelle discussioni sull’economia portoricana e a tutt’oggi è raramente preso in considerazione.
 
L’altra normativa, spesso nominata ma di rado discussa, è la Sezione 936 dell’Internal Revenue Code. Nel 1976, questo “incentivo economico” rese esenti multinazionali capitaliste americane da tasse federali sulle entrate conseguite in Porto Rico. Questo provvedimento divenne la base dell’economia del Porto Rico, poiché era una calamita per investitori americani. Era un affare fantastico per il settore privato: l’unica cosa che dovevano fare era mettere su una sussidiaria nel Porto Rico, affinché i profitti generati potessero essere passati alla casa madre come dividendi, intoccabili sotto l’imposta americana sui redditi d’impresa e deducibili dalla medesima imposta portoricana. Anche la legislatura locale fomentò aggressivi incentivi fiscali che favorirono interessi capitalisti esteri:
 
Nel corso della storia moderna del Porto Rico, le leggi fiscali americane sono state tra gli incentivi fondamentali per la crescita economica. Per oltre ottant’anni, il governo federale ha concesso vari incentivi fiscali a multinazionali americani che operavano nel Porto Rico al fine di spronare l’industrializzazione dell’isola […] Oltre alla sezione 936, le leggi fiscali portoricane diedero alle multinazionali americani incentivi significativi per stabilire sussidiarie sull’isola. Le leggi fiscali portoricane permettevo a una sussidiaria che fosse almeno per l’80% di proprietà di un’entità straniera, di dedurre il 100% dei dividendi pagati alla casa madre. In quanto tali, le sussidiarie nel Porto Rico non avevano nessuna responsabilità nell’imposta sui redditi d’impresa fin quando i loro profitti fossero distribuiti come dividendi.
 
Alcuni potrebbero far notare che nel 1996, il presidente Bill Clinton firmò la legge che avrebbe ritirato Section 936 entro il 2006 e che avrebbe reso le stesse tasse imponibili a una qualsiasi altra sussidiaria straniera imponibili su sussidiarie di multinazionali USA nel Porto Rico. Ma qui giace una delle più grandi "coincidenze" in questo dibattito economico: il 2006 segna l’inizio della recessione economica dell’arcipelago. Negli ultimi dieci anni, il Porto Rico ha sofferto di una prolungata decrescita del tasso di crescita annuale del PIL.
 
Alla luce di questo bieco ritratto economico, quali misure sono state prese per evitare una crisi nascente? Ecco PROMESA (HR5278), che in un delizioso e ironico colpo di scena, in spagnolo significa “promessa”. Il Porto Rico ha già conosciuto una serie di dure politiche che hanno messo la maggior parte dell’onere economico sulla schiena del popolo, tra cui licenziamenti di massa, tariffe per le utenze balzate alle stelle e l’IVA più alta degli Stati Uniti.
 
Ma PROMESA è speciale. Oltre a ridurre il salario minimo dei portoricani tra i 20 e i 24 anni a soli $4.25, questa legge sancisce un consiglio di supervisione che essenzialmente assume il controllo totale, poiché gli è permesso ignorare decisioni prese dal governo portoricano. E, cosa ancora più importante, avrà il potere di strutturare il debito del Porto Rico, condizionando dunque la vita di milioni di persone senza che esse abbiano voce in capitolo.
 
In essenza, PROMESA è la quintessenza del capitalismo. Permette a un piccolo gruppo di persone di decidere tra loro il futuro di tutti noi, che non abbiamo ruolo alcuno nelle decisioni prese né il diritto di eleggere i membri del consiglio. Il popolo del Porto Rico sarà relegato a semplice spettatore, che assiste al proprio valore in quanto esseri umani venir ridotto a numeri su un istogramma. Questa è una promessa.
 
 
Andrew Mercado-Vázquez è uno studente di legge a San Juan e capo gruppo per Puerto Rico Action Group di Democracy at Work (d@w-PRAG). Contacto: elpractiongroup@gmail.com
 
Tradotto da Andrea Iannone, d@w-Translation Team

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